La storia del King
Avanti Guido
Le origini del king si perdono nel tempo, anche se alcuni reperti ritrovati recentemente lo datano attorno al settembre 1988, quando la pallavolo da spiaggia si giocava clandestinamente al vialone sull’oramai scomparso arenile di Kroda.
A quei tempi i palloni erano duri come palle da bowling e le reti quelle della sciabica. I giocatori da par loro erano altrettanto ruvidi e salmastrosi e praticavano un gioco spartano e privo delle frivolezze odierne. Quegli uomini a cui dobbiamo la nascita dell’evento più importante delle vostre misere esistenze rispondevano (e lo fanno anco oggi) ai nomi di Guido Motto e i suoi pollicioni, Sauro Paolicchi, Stefanone (considerato anche il peggior arbitro di pallavolo mai esistito), Edo, le cui partacce risuonano ancora nelle fredde notti ai Poggioni, Bob Martello, che ha rivoluzionato la figura del palleggiatore moderno, Manolo, prototipo del giocatore lampo che non monta mai il campo, la Patrizia, unica donna mai ammessa alla competizione e ritiratasi prima del tempo per non aver sopportato le infami condizioni psicologiche imposte dal regolamento.
L’anno Zero: Guido
Dopo l’epoca pionieristica di Kroda (in cui tuttavia si gettano le basi del torneo: assoluta parzialità dei sorteggi, insindacabilità dell’operato di Pitino e Piatano, ricercatezza dei premi, bagordo finale, totale assenza di topa) nel 1994, dopo la guerra fratricida fra i Padri Fondatori, avviene la scissione che porta all’acquisizione dei selvaggi territori di Ponente, con la fondazione di Guidonia. Originariamente territorio della provincia di Pistoia (data l’altissima densità di uomini in calzini bianchi) viene attuata da un manipolo di coloni l’opera di pulizia etnica: la figura di Edo emerge subito, oltre che per la evolutissima competenza tecnica che gli consente di realizzare il primo impianto di irrigazione della storia del beachvolley, anche per la ferocia con cui invita gli occupanti dell’arenile a spostare il culo da un’altra parte.
Guidonia ha rappresentato la pietra miliare del moderno centro di beachvolley restando ad oggi ineguagliato quanto a livello e gamma dei servizi offerti. In questo contesto il torneo del king evolve qualitativamente aprendo le porte a giocatori del calibro di Beppe Del Freo, Andrea Francesconi e Claudio “Duca” Ferretti.
Alla premiazione dell’edizione ’94 fa la comparsa quella che ancor’oggi rimane l’icona del torneo: il Lupo di Mare, che, recuperato da una spedizione archeologica di Guido, venne rinvenuto in un cassonetto del Campo d’Aviazione in stato di coma. Le amorevoli cure della famiglia Motto lo hanno restituito all’originario splendore, restituendogli gli originali poteri taumaturgici che i vari detentori del titolo hanno potuto di anno in anno sperimentare sulla propria pelle.
Il salto di qualità
Come tutti i bei momenti, anche Guidonia è durata lo spazio di un sospiro e già nel 1995 il king si trasferisce a sud.
L’artefice di questo nuovo ciclo risponde al nome di Stefano Pezzini, un pessimo palleggiatore, ma un vero e proprio capopolo che seppe traghettare il king verso l’apertura politica alle colonie meridionali (tipo Torre del Lago, Migliarino, Pisa, etc) a cui finora la partecipazione era stata preclusa dal niet dei Grandi Saggi di Kroda. È in questi anni che fanno la loro comparsa caratteristi e caratteriali come il Gorla, Bixio, Barsanti, e eterne promesse mai mantenute come il Puccio e lo Spadoni.
Lo stile di Stefano Pezzini emerge dirompente negli acquisti che, in totale autonomia, effettua nei suoi allegri weekend alla Bancarella o da Gerardo: gazebi in pasta frolla, palloni da rugby spacciati per palle ufficiali del circuito carioca, reti di protezione rubate al Circo Medrano. Su tutto ha primeggiato fino al terzo millennio l’unico paio di calzoncini, un misto di frustagna e juta di colore azzurro ritrovati dal nostro in un cassonetto davanti a casa Fenili.
Con l’arrivo dei primi sponsor, nel 97 si inaugura quello che sarà per molti l’unico motivo per sottoporsi a due giorni di autentica tortura: la possibilità di diventare possessore di un esclusiva t-shirt con cui pavoneggiarsi per il resto della stagione nei locali più in della costa. A questo si aggiunge un magazine in cui ogni giocatore, nel bene o nel male (quasi sempre nel malissimo), vorrebbe essere citato insieme ad altri gadget (ricordiamo fra tutti le mutande e l’asciugamano da culo griffati) via via diversificati nelle edizioni.
La grande fuga
Il potere politico del Pezzini nei confronti della tirannica proprietà del bagno Caterina va via via scemando insieme ai suoi capelli: per il king si impone una ennesima rifondazione.
Carlo Lovi, malgrado un passato da gracino, si dimostra un imprenditore lungimirante giocando al rialzo per assicurarsi che il branco di bastardi si insedi permanentemente presso il suo stabilimento. All’alba del nuovo millennio al bagno Marechiaro si gettano le basi di quello che oggi è il più avanzato esempio di centro polifunzionale per il beachvolley e il reinserimento nella società civile.
Già per un paio di anni quartier generale di Paolo Francia e dei suoi professionisti, il Marechiaro recupera un carattere più umano con l’arrivo delle sorprendenti bestemmie di Leo, e le improponibili gesta atletiche di Domenico Memoli,
Il 2000 sancisce anche il passaggio di testimone dalla collaudatissima, anche se troppo specialistica, formula del 3×3 a quella più in voga e tanto invocata da Ludovico ed Antonione, del 2×2.
Se un tempo i sorteggi rispondevano ad alchimie e modelli matematici sviluppati dal Chicco, a partire dal 2001 l’introduzione della “ruota” (copiata anche da Mike Bongiorno) mette fine a tutti i mugugni e le polemiche che puntualmente si accendevano ad ogni edizione (unica eccezione, Gianni Lemmetti che da anni sostiene che il meccanismo della ruota sia stato acquistato da Giordano presso un casinò dismesso delle Isole Cayman). E cosi per qualche anno il King Village vive una continua evoluzione, che porta alla progettazione e la realizzazione da parte del team del king di una struttura stabile e attrezzata per la pratica del Beach: un grande recinto con tribune, doccia, irrigazione, e tutte quelle comodità che solo nel periodo di Guidonia erano state viste da vicino.
In totale autonomia la struttura ha vissuto due anni densi di avvenimenti sportivi che hanno coinvolto praticamente tutti i giocatori della zona, alla cena della premiazione del king 2004 si contavano circa 70 persone. Che cosa sia successo alla fine dell’estate e durante l’inverno è storia più o meno recente, ognuno sa quello che deve sapere e ci riserviamo di raccontarlo in altra sede; fatto stà che nella primavera del 2005…
Alla scoperta del nuovo mondo
…ci ritroviamo in un grigio pomeriggio primaverile a chiedere ospitalità al bagno Depinedo, ci ripresentiamo carichi di proposte ed idee ad un nuovo bagno, nella speranza di continuare a far crescere un movimento che con il passare degli anni è sempre più esigente. L’idea è quella di ripetere ciò che avevamo pensato e costruito al Marechiaro; l’ambiente è sicuramente adatto e c’è la disponibilità da parte dei proprietari. Al Depinedo viene costruito un gabbione molto simile a quello degli anni passati, le comodità non sono proprio le stesse, ma c’è una grande novità: è strapieno di gente…. Tutto riparte come e meglio di prima, si gioca, si fanno grigliate, si scazza e si beve birra a fiumi, come previsto si parte con il Prinz, un torneo che oramai ha acquistato una fisionomia ben precisa e che coinvolge una trentina di giocatori che si sfidano con il consueto meccanismo della ruota, vince lo Spadoni. Premiazione, tavolata, proiezione del film King 04, risate, lazzi, scazzi, rose e abbigliamento fantastico, poi, poi, il 18 Luglio finisce l’estate. Luca muore. Non c’è molto altro da dire, chi c’era lo sa, non avrebbe molto senso aggiungere altro. Viene cancellato tutto quello che era stato programmato, si continua ad andare al mare ma il clima è irreale e l’estate potrebbe anche finire lì.
Sarà anche per quello ma in molti si allontanano dalla rete alta e si avvicinano a quella più bassa dei racchettroni……






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