Idoneità all’agonia

AVVERTENZA: per i contenuti, ma sopratutto per la sua assurda lunghezza, il presente articolo è destinato ad un pubblico maturo. 

Ad una certa età è bene tenersi sotto controllo e per non correre inutili rischi quest’anno cerco di limitare al massimo le mie presenze in campo.
Malgrado ciò la burocrazia richiede una visita medica per poter svolgere l’attività agonistica, quindi stamani mi sono recato al terzo piano (54 scalini) del Tabarracci col mio barattolino di pipì, pronto a sottopormi alle sevizie del caso. La segretaria ormai mi conosce da più di vent’anni e mi saluta cordialmente prima di chiedermi di saldare il costo della visita che, per un over 40, ammonta ad un 50% in più rispetto a quello di un giovane e già da qui capisco che sul mio futuro immediato si stanno addensando minacciose nuvolacce grigie. Faccio un po’ di anticamera con un noto scienziato pisano che ancora una volta mi introduce alla bellezza della soppressione ed autopsia delle cavie da laboratorio gravide, quando in fondo al corridoio appare un medico sportivo che urla “Boldiiiii, stanza quattro”. Ancora con gli occhi pieni delle immagini di dissezione che con tanta fedeltà Massimo ha voluto regalarmi, entro in quella che si sarebbe tramutata nella sala di un museo criminale: elettrocardiogramma, lettino rifoderato, puzza di sudore e, al centro, minacciosa, la cyclette. Dovete sapere che la visita per ottenere l’idoneità sportiva si compone di quattro fasi: auscultazione, elettrocardiogramma a riposo, elettrocardiogramma sotto sforzo e, infine, spirometria. Il problema è come viene indotto lo sforzo. Fino ad una certa età ti fanno fare alcuni minuti di salita e discesa da un gradone, uno sforzo costante che, sinceramente, mi ha sempre fatto una sega. Per indurre al ritiro dall’attività, invece, oltre le quaranta primavere, hanno introdotto la cyclette, un marchingegno che consente di modulare a piacimento del dottore la tua sofferenza, passando da uno sforzo minimo ad un parto naturale in soli tre minuti. Già la scena è deprimente: un anziano in mutande e calzini che pedala con degli elettrodi appiccicati in zone dove la scienza medica ritiene che tu nasconda il muscolo cardiaco, al braccio sinistro la fascia per la misurazione della pressione stretta a bestia (tanto che dopo i primi due minuti ho notato un certo scurimento della mano) e sul volto un’espressione da deposizione di Michelangelo.
Ho un display che misura l’energia che produco e il boia mi dice “tienti a 70″ e io penso, illudendomi come ogni anno, “cazzo, sono allenato, non fatico una sega…” Dopo due minuti di questo falsopiano il dottor Mengele gira una rotella e comincia il primo strappetto, una salitina niente male, mentre in sottofondo sento il battito del mio cuore amplificato dall’elettrocardiogramma che simula una canzone dei Chemical Brothers. Mi stupisco un po’ perché non sudo e mi dico “sarà l’aria di montagna”, al che mi accorgo che forse lo sforzo mi sta un po’ alterando. Immediatamente Idi Amin se ne accorge, da’ un’altra bella girata al vitone e io mi sento già maglia nera sul Gavia durante una tempesta di neve, il sudore comincia improvvisamente ad eruttare mentre il mio pensiero vaga tra il prossimo gran premio della montagna ed il salvare la pellaccia, così, mentre sto pensando di impossessarmi di quel fermacarte di onice per spaccare il cranio di Torquemada, il mio carnefice gira il coltello nella piaga dicendomi “un ultimo sforzo” e contemporaneamente tirando un freno a mano nascosto chissaddove che mi porta ai limiti della trance mistica. Con le gambe immerse nel fuoco vedo tutta la mia vita scorrermi davanti, dalla Saltafoss alle elementari ai rutti modulati, dai giornaletti di donne nude alle donne nude, dalle vittorie nei tornei di beach volley al ritorno ai giornaletti di donne nude, e così mentre la pastorella di Fatima mi saluta da lontano io nemmeno mi accorgo che Stalin mi dice di portare la pedalata a 50. Comincia la discesa, le gambe urlano tutto il loro disappunto e io mi sento la testa ormai vuotata di qualsiasi pensiero, vedo lo striscione “arrivo” in fondo al viale del tramonto mentre sul traguardo mi aspettano due becchini da far west col metro in mano. Forse l’attaccamento alla vita, forse la ventata di aria diaccia che entra nella stanza, ma improvvisamente mi ripiglio e realizzo l’amara realtà: io sono vecchio, ma non sono acido e le vostre madri son tutte budelli.

4 Responses to “ Idoneità all’agonia ”

  1. Caro Michele, te non sei vecchio, sei solo stanco, stanco e abbiliato; se invece del perfido dottore ti si fosse presentata una dottoressina specializzanda avresti visto quella squallida stanzetta piena di oggetti di tortura come la più intrigante suite ridondante di perverse incitazioni al sadomaso.
    Ma sono sicuro che il tuo sfogo è solo un esercizio di stile, in caso contrario 2 pasticchine di xerostat alla sera e una di prozac la mattina ti faranno sentire in paradiso.

  2. oggi, vincolato a casa per la febbre alta di Simone, sono riuscito a fuggire per fare la spesa all’Esselunga del lido.

    dopo aver litigato nel parcheggio per l’ultimo carrello naturalmente a tre ruote funzionanti, ho passato due ore nel tentativo di alleggerire la carta di credito comprando le uniche cose commestibili rimaste dopo il passaggio delle cavallette, ricordando che l’anno nei paracadutisti a confronto fu una passeggiata. Unico benficio la certificazione della Visita Medica rilasciatami dalla cassiera con cui posso ora praticare qualsiasi sport su qualsiasi pianeta.

    sono pronto!

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